Apprendimento

Qual'è il ruolo del coach per pappagalli?

Coach significa letteralmente "carro", la persona che ricopre questo ruolo è quindi un veicolo, un tramite che con la sua esperienza e formazione facilita i processi di cambiamento, di apprendimento, di relazione.

Tra coach e cliente (sia uomo o animale) c'è un rapporto di partnership, il coach è un elemento favorente che svela gli strumenti ma lascia potere decisionale, responsabilizza e rende autonomi. In questa modalità si vogliono sviluppare le capacità dell'animale favorendo l'equilibrio psico-fisico, la collaborazione, la socialità e l'educazione di un animale - soggetto, elaboratore attivo di informazioni.

È vero che un pappagallo urla per sua natura?

Direi in linea di massima... sì! Sono animali vocalmente molto attivi con una predisposizione anatomica (la siringe) e funzionale (sociale: "contact call", anti-predatoria: "allarm call") volta a tale attività.

I momenti di maggior attività in natura sono la mattina e la sera, ed essendo i pappagalli nelle nostre case etologicamente identici a quelli selvatici è probabile che in modo similare il comportamento si presenti con le stesse tempistiche, sempre che il ciclo sonno-veglia non venga troppo compromesso dalle abitudini differenti dell’essere umano. Ho usato "in linea di massima" perché spesso le vocalizzazioni vengono inconsapevolmente incentivate da forme di attenzione che abbiamo nei confronti dell’animale, sfociando in veri e propri comportamenti-problema, molto difficili da rieducare. Molto spesso vengono scambiate per urla normali grida legate ad uno stato emotivo estremamente negativo: le grida possono essere segno di una grave sofferenza mentale ed emozionale.

È vero che un pappagallo ha paura di noi perché è una preda?

Tutti gli animali, compreso l'uomo, hanno una reazione di allerta verso ciò che non conoscono, una reazione fisiologica e mentale molto funzionale alla sopravvivenza.

Dobbiamo considerare che quasi tutti i predatori sono anche potenziali prede e sia predatori che prede gestiscono la situazione a seconda degli adattamenti etologici, delle risorse disponibili e del bagaglio esperenziale.

Rispondere con uno stato di allerta, di paura o di stress a un' esperienza sconosciuta potrebbe salvare la vita. Il punto focale non è tanto la reazione istintiva quanto il prolungamento di questa o la ripetizione di questa dopo esperienze "già vissute". Quindi, è normale la diffidenza iniziale, la tendenza a mantenere una certa distanza, la difesa di una zona di confort con vocalizzazioni, allontanamenti o espressioni aggressive; non è normale che queste si verifichino ogni qual volta vengano riproposte situazioni "già viste".

Sapere che è una preda ci da molte informazioni su come effettuare l’approccio ma se l’animale ha paura del suo compagno umano e appare in un continuo stato di allerta o stress, il problema non sarà più l’evento in sé ma la capacità di gestire gli eventi da parte dell’animale.

Una corretta comunicazione corporale e vocale, il rispetto delle tempistiche di apprendimento dell’animale, le modalità di avvicinamento, il tempo passato ad osservarlo (anche da lontano) sono alcuni degli strumenti che ci possono aiutare ad avere un corretto approccio con una "preda", il corretto approccio accrescerà la fiducia che l'animale ripone su di noi in un'ottica di partnership e non di controllo e la fiducia permetterà all’animale di concentrarsi sull'evento in sé, potendolo reputare anche piacevole, e non solo su come fuggire da esso.

Quanto conta il gioco nel loro benessere psico-fisico?

Il gioco è di grande importanza, favorisce l'utilizzo di tutte le finestre sensoriali, l'attivazione mentale, l'attività motoria; i giochi da "risolvere" aumentano l'adattabilità dell'individuo che implementa i suoi strumenti sperimentativi in modo tale da affrontare, con un favorevole controllo dello stress, le nuove situazioni sconosciute.

Risolvere un problema implica l'utilizzo di precedenti esperienze, osservazione, valutazione e intuito, il problem-solving diviene così anche un'efficace strategia di apprendimento, l'animale "tira fuori" una varietà di risposte alternative per affrontare la situazione problematica, risposte che se inizialmente tutte rinforzate positivamente aumentano la propositività, l'autostima e la fiducia nel suo compagno umano. Il gioco è una chiave per aprire molte porte: ogni attività presentata come un gioco è accettata più facilmente da un pappagallo (e anche dal proprietario) e lo coinvolge più a fondo e più rapidamente.

È meglio una serie di giochi solo per lui o dei giochi dove ci sia un'interazione con l'uomo?

Entrambe le situazioni sono auspicabili, da solo per favorire l'autonomia con un ambiente creativo e interattivo (come tra l'altro sarebbero foglie fresche o secche, formiche e insetti, fori sugli alberi da allargare, terriccio da scavare, rami da rosicchiare, ..., in natura), scongiurando problemi di dipendenza dalla presenza del compagno umano, e insieme per relazionarsi in modo costruttivo, collaborativo (mai competitivo) e stimolante.

Esiste un limite ai giochi che possiamo insegnar loro?

Il limite &egrve; dettato dal buon senso che magari non porterà un pappagallo su un monopattino o su una bicicletta perché il movimento proprio per far muovere questi attrezzi non è completamente naturale; suggerendo materiali non tossici dei vari giochi, comportamenti fisiologicamente sostenibili e seguendo, cosa non meno importante, la predisposizione personale dell'animale, l'unico altro ingrediente necessario sarà la fantasia!

Cosa ne pensi del free-flight per pappagalli?

Il free flight è un'attività che prevede una grande relazione con l'animale, molto tempo di training sociale e di attività di volo, non basta esercitarlo in casa a volare e a tornare. È un'attività che non consiglio se non in occasioni particolari ma se qualcuno vuol proporlo al proprio compagno animale dev'essere ben consapevole anche dei contro, le nostre città sono piene di pericoli non conosciuti e che difficilmente, non potendo noi stessi volare, si è in grado di gestire (macchine in movimento, cavi dell'alta tensione, altre specie aviarie molto territoriali o altri animali che potrebbere far allontanare l'animale); nelle nostre campagne gli spazi appaiono più favorevoli ma queste sono piene di predatori sia in cielo che a terra... a ognuno la propria scelta, purché sia pienamente consapevole.

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